Il macabro revisionismo contro gli autori di narrativa

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Rieccomi qui dopo le feste natalizie, più impegnative per gli stomaci che per gli animi!
Spero di non esservi mancato molto!

L’argomento di oggi, vi avverto, trascenderà la narrativa pur inglobandola inevitabilmente per motivazioni che non sto qui a spiegarvi ma che, senz’altro, comprenderete presto.
Di certo tale deviazione non porta la mia firma, anzi: l’articolo di oggi vuole essere una risposta concreta, una forte reazione contro convinzioni oggettivamente errate che, nonostante la loro natura, rischiano comunque di prendere piede tra chi non è pratico del campo letterario (e lungi da me ergermi come “esperto del settore”, eh).

Natale è tempo di regali e il miope giornalismo pseudoculturale e malpensante si impegna con enorme volontà a confezionare articoli-spazzatura che hanno il solo e macabro scopo di distorcere la realtà attraverso quelle che sono a tutti gli effetti argomentazioni stupide e becere.
E lo fanno anche a costo di revisionare informazioni biografiche e artistiche di autori che non sono più tra noi.

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TOLKIEN RAZZISTA. Ultimamente per il magico mondo di internet sta girando un articolo pubblicato da Wired in cui si diffama LETTERALMENTE non soltanto il lavoro di Tolkien ma anche la sua stessa persona.

Se volete un approfondimento della cosa, vi posto l’articolo qui!
Se invece non volete perdere tempo né parte della vostra sanità mentale, vi farò un riassunto: in questo articolo si porta avanti l’idea che J.R.R Tolkien fosse razzista, e in particolare questa cosa la si nota anche nella stesura de “Il Signore degli Anelli”.
Contro chi il Professore ha sfogato le sue ire razziste? Contro gli orchetti, colpevoli di una discriminazione sempre più evidente pagina dopo pagina.
E’ questa la logica ed è questo il pensiero di Andy Duncan, autore fantasy che all’opera madre di Tolkien si è ispirato per una sorta di satira parodistica di nome “Senator Bilbo”.
La storia parte dall’omonimia tra Bilbo Baggins e il senatore Theodore Bilbo, un tempo governatore del Mississippi ed ex senatore USA in pubblico e membro del Ku Klux Klan in privato.
Questo “Bilbo”, Theodore per l’appunto, dopo i suoi innumerevoli viaggi ora governa la Contea, promuovendo una segregazione razziale per chiunque non sia Hobbit.
E’ lo stesso Duncan a dichiarare a Wired che <<è difficile non notare l’idea continua in Tolkien secondo cui alcune razze o popoli sono peggiori di altri, e questo modo di pensare a mio avviso, se lo abbracci troppo a lungo termine, ha conseguenze disastrose per te stesso e per la società>>

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Ma dove sta la verità da un punto di vista artistico e biografico?
Partiamo prima dall’opera e poi passiamo alla persona.
“Il Signore degli Anelli” presenta un’architettura di popolazioni basate su razze e regni ognuno caratterizzati dalla propria lingua e dai propri usi e costumi.
In particolare è anche importante ricordare quali sono le fonti su cui la narrativa tolkieniana si basa, che oltre al pensiero e alla morale cristiano-cattolici si ispira anche alla mitologia norrena.
Il materiale folkloristico di questa specifica cultura ha fornito a noi posteri un vasto bagaglio identitario che ha dato vita a moltissimi popoli germanici ancora oggi esistenti.
E’ proprio questo bagaglio che ci fa pervenire alcune delle “razze” e creature fatate esistenti nell’immaginario collettivo dei popoli germanici antenati, che Tolkien ha “preso in prestito” e riprodotto in tutta la loro interezza.
Ecco, in che senso “in tutta la loro interezza”?
In particolare mi riferisco al fatto che Tolkien ha studiato e integrato queste “razze” rispettando le loro stesse nature sociali (sempre proprie dell’immaginario popolare norreno, s’intende): ecco quindi gli uomini arroganti e assetati di potere, gli elfi saggi quanto belli, i nani accumulatori di ricchezze… e gli orchi ostili verso tutto e tutti.
Già questo basterebbe a smontare la tesi presentata da Wired.

Poi che dire della persona!
L’articolo sembra dimenticare il valore biografico del Tolkien autore, omettendo (di sua volontà?) il fatto che il Professore ha vissuto il clima di entrambe le due Guerre Mondiali.
L’ondata estremista proveniente dalla Germania nazista ha investito ad ampio raggio l’opinione pubblica dell’Inghilterra degli anni ’30 e, come è facilmente intuibile, anche J.R.R. Tolkien si fece una certa idea sull’ideologia del razzismo biologico ariano.
Sì, certo: un’idea ostile, però.
Hitler? Era <<un piccolo ignorante ispirato da un diavolo pazzo>> (lettera 45).
Ah, e ancora: nel 1938 una casa editrice tedesca che voleva pubblicare “Lo Hobbit” volle sincerare l’origine genetica ariana dell’autore inglese.
La risposta di Tolkien è riportata nelle lettere 29 e 30: <<[…] se Voi volevate scoprire se sono di origine ebrea, posso solo rispondere che purtroppo  non sembra che tra i miei antenati ci siano membri di quel popolo così dotato>>.
Insomma, più chiaro di così…

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IL CASO LOVECRAFT. Un altro autore classico buttato spesso nelle liste nere del politicamente corretto è H.P. Lovecraft, con l’accusa di aver avuto idee affini al fascismo e al razzismo.
Accusa che, tra l’altro, potreste trovare ovunque tra articoli di quotidiani e semplici opinioni espresse sul web.
Personalmente trovo anche questa etichetta esagerata, fuorviante e di pessimo gusto.

Innanzitutto è vero che l’autore nativo di Providence crebbe in una famiglia tradizionalmente affiliata a valori e ideali repubblicani (per chi non lo sapesse, il Partito Repubblicano corrisponde alla fazione più conservatrice della politica statunitense), ma dopo una gioventù in cui supportò ciecamente ideali ultra-conservatori, ammise egli stesso in diverse lettere che, più avanti negli anni, fu un elettore sia dei Democratici (nelle elezioni presidenziali del 1932 sostenne Roosevelt e il suo New Deal) e sia dei Repubblicani più progressisti.

Quanto all’accusa di razzismo che pende sulla sua testa, essa è comunque abbastanza opinabile: lui stesso si autodefinii razzista ma sostenendo un’idea di “identità culturale del popolo”, ripudiando quindi più volte il razzismo biologico di stampo hitleriano.
Questo viene confermato in uno dei suoi scritti, in cui afferma, nell’ambito della politica interna tedesca negli anni di poco precedenti allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, che <<un uomo educato nella tradizione tedesca […] dovrebbe poter diventare un cittadino a pieno diritto, e un potenziale funzionario, anche se è ebreo per un quarto, metà o al cento per cento. Ma nessun uomo che abbia conservato sentimenti e punti di vista ebraici dovrebbe occupare ruoli di primo piano in un paese ariano>>.

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EPILOGO. Questa è la mia risposta in primis all’articolo pubblicato da Wired un mesetto fa, ma è comunque una reazione generica nei confronti di chi getta le catene del politically correct contro gli autori di narrativa o gli artisti in generale.
Guardate, dirò l’ovvio: boicottare e accusare di determinate cose autori e artisti (peraltro defunti…) senza riscontri certificati dalla sfera biografica degli stessi individui accusati è di una viltà senza confini.

Che il politicamente corretto smetta di toccare con macabri intenti revisionistici l’arte nella sua totalità e la narrativa nella sua particolarità.

Noi ci becchiamo, come sempre, al prossimo articolo!

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